Cambiare è possibile: basta con l'assistenzialismo senza via d'uscita

Dopo anni di assistenzialismo, da assistente sociale vorrei porre l'attenzione su un fenomeno molto più ampio che esce fuori dalle stanze dei nostri uffici comunali e che si allarga ai piani alti, ovvero quelli regionali e ancor più dello Stato.

Va bene condurre gli utenti verso la ricerca delle risorse per fronteggiare al meglio le difficoltà della loro vita, ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e spesso il ricadere solo sui comuni (che pagano!) non è la soluzione.

Questo però è quello che accade nella quotidianità: progetti di inserimenti comunitari senza una data di scadenza, obiettivi che non verranno mai raggiunti e tanto puro assistenzialismo.


Accade troppo spesso che le famiglie che in un modo o nell'altro finiscono sotto la tutela dei servizi sociali, tendono ad abbandonare lo sforzo di attivare le proprie risorse personali e della propria rete di appartenenza e si adagiano su un sistema assistenzialistico creato ad hoc.

A mio avviso, tale sistema oggi non solo non è più funzionale ma addirittura può essere distruttivo per il servizio stesso e per la possibile autonomia dell'utente.

C'è una soluzione a tutto questo?

Forse si, ma va ricercato nelle nuove idee e in un nuovo modo di progettare l'intervento sociale, che deve passare da una visione individualistica ad una visione centrata sulla comunità.

Se responsabilizziamo l'intera comunità di appartenenza, possiamo ottenere almeno 3 risultati:

1. risparmio economico da parte degli enti

2. maggiore possibilità di autonomia dell'utente

3. minori rischio di assistenzialismo a lungo termine




Non è utopia, ma un progetto realizzabile su cui molte cooperative che si occupano di sociale stanno già lavorando ed ottenendo dei buoni risultati sul territorio nazionale.

Housing sociale, Condominio sociale, Accoglienza Temporanea, sono solo alcune delle iniziative progettuali che è possibile attuare nei casi di sfratto, fragilità economica, mancanza della rete familiare, disagio momentaneo (per esempio divorzio, perdita di lavoro..) ed in tutte quelle situazioni dove è necessario intervenire per una messa in tutela dei minori e/o del nucleo familiare.

Il cambiamento è possibile e può iniziare anche subito!

Giuliana Passante

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